Coronavirus e 5G, c'è connessione?

26.03.2020

La pandemia di Coronavirus produce una serie di congetture ed ipotesi che si prestano a realistiche interpretazioni. Dalla maledizione dell'anno '20 ogni 100 anni, alla profezia di 16 anni fa secondo la quale nel 2020 comparirà un virus che poi sparirà improvvisamente. Ce n'è un'altra che sta prendendo piede negli ultimi giorni sulla connessione tra 5G e coronavirus. Sono in tanti infatti ad aver pensato che il virus si potrebbe essere diffuso a Wuhan in concomitanza con l'istallazione di 30.000 nuove antenne wireless di quinta generazione (3.000 nuove Stazioni Radio Base e ben 27.000 nuove mini-antenne a microonde millimetriche).

La monumentale istallazione rappresenterebbe la più massiccia concentrazione al mondo di antenne pensata per accettare le sfide della digitalizzazione e un evento in particolare: i VII Giochi Mondiali Militari tenutisi a Wuhan nell'ottobre 2019. I giochi sarebbero stati potenziati proprio dal 5G, la Banda larga, ultralarga e di quinta generazione. Tra i tecnici ad aver sollevato l'ipotesi c'è Giancarlo Spadanuda, ingegnere elettronico specialista in Campi Elettro Magnetici Consulente Tecnico d'Ufficio della Magistratura in più Distretti Giudiziari, in tema di elettrosmog. 

"Chiariamo subito che il 4G e il 5G sono sistemi di trasmissione di invisibili radiazioni elettromagnetiche per video, voce e dati - scrive l'ingegnere sul sito Oasi Sana - la loro zona di propagazione viene detta Campo Elettromagnetico (CEM). Il 5G ha una caratteristica fisica (onde millimetriche) che lo distingue dagli altri metodi di trasmissione: ha bisogno di molti piccoli 'passi' per poter avanzare nello spazio, ma è pur sempre una radiazione elettromagnetica. Pertanto gli studi sanitari e biologici che si stanno facendo in tutto il mondo sugli effetti negativi sulla salute valgono esattamente sia per il 4G che per il 5G".

E spiega che a Wuhan sono state istallate per la sperimentazione oltre 30.000 antenne 5G in quasi tutti i luoghi pubblici: stazioni, strade, aeroporti, porti, giardini e parchi, persino nei due nuovi ospedali realizzati a tempo di record. "Per i cinesi c'è una vera e propria mania nell'installare ovunque il 5G: per loro è una
questione di primato mondiale: ci stanno riuscendo ma, a che prezzo?", dice Spadanuda. 

E cita lo studioso Olle Johansson, uno dei massimi esperti al mondo di CEM (Campi Elettro Magnetici) con all'attivo centinaia di studi scientifici sull'argomento, nello studio dal titolo "I CEM possono agire attraverso l'inibizione della calcineurina per sopprimere l'immunità, aumentando così il rischio di infezione opportunistica. Meccanismi di azione plausibili". Lo studio scritto con Paul Doyon racconta come la calcineurina sia una proteina che attiva le cellule del sistema immunitario. Nello studio citato si legge: "Frequenti rapporti aneddotici, nonché una serie di studi scientifici, hanno dimostrato che le esposizioni al campo elettromagnetico possono effettivamente produrre lo stesso effetto: un sistema immunitario indebolito che porta ad un aumento delle stesse o opportune infezioni opportunistiche: cioè fungine, virali, batteriche atipiche e infezioni parassitarie". 

Lo studio conclude con una domanda lasciata senza risposta: la concentrazione di antenne 5G sperimentali in Wuhan (ed in altre città cinesi) è correlata con la presenza del Coronavirus? La teoria prende corpo anche perchè Wuhan sarebbe la prima città ad aver introdotto questa tecnologia. Che è anche vero, ma Wuhan è stata una di 16 città pilota per l'implementazione di questa tecnologia. E la correlazione tra Wuhan, epicentro della pandemia, e il 5G non stabilisce in alcun modo un rapporto di causa effetto tra le due cose. In Italia la sperimentazione del 5G è partita da qualche mese in 120 comuni italiani, molti dei quali concentrati in Lombardia. Ma che ci sia una reale connessione tra l'epidemia di Coronavirus e il 5G, testimoniata scientificamente, questo no. O almeno non ancora. 

IL RIFORMISTA